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lunedì, maggio 24, 2004
Nell'egitto è la fonta della vita...
sabato, maggio 31, 2003
31 Maggio 2003
Cairo screziata
Il continuo contrasto fra stracci e abiti all'ultima moda, continua a lacerare il velo che vorrebbe coprire la nostra giustificazione di non coinvolgimento... "ma per quanto noi ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti", cantava de andre'.
L'antico splendore egiziano e' stato razziato da menti e anime avide di potere. Le tracce del latrocinio sono tuttora evidenti.
L'opulenza che prende a schiaffi la poverta'.
Chi resta indifferente ha dei (gravi) problemi mentali, ed ha bisogno di essere aiutato... allo stesso modo... trattandosi comunque di poverta'.
Sul riflesso del Nilo il sole si tuffa, poi si asciuga e va a martellare la testa di pavidi turisti strafottenti e importuni. Ma in qualche modo essenziali.
Canta il Corano un predicatore musulmano, da una cassetta dell'autoradio del microbus. E dagli altoparlanti dei supermercati a volte.
Il mistero delle piramidi, naturalmente, e' racchiuso nel cuore di questa gente.
lunedì, maggio 26, 2003
(ma ancora non le ho viste da vicino)
26 Maggio 2003
La Piramide Ride
si sganascia dalle risate. - - Cosa c'e' da ridere ora? - - Niente, mi guarda e ride. - - Provo a chiedere perche'... - - di tutta risposta vedo - - che alza un braccio di pietra - - verso di me, - - mi indica e ride ancora di piu'. - - E' tornata seria, di colpo. - - Si e' rinchiusa nella sua gravita', - - lucidata da millenni di storia. - - Mi guarda di sottecchi, - - controlla se la osservo - - e torna a sbellicarsi dalle risa. - - Che hai da ridere? - - Torna seria, rido perche' vedo - - il nostro futuro. "sorride" - - E' cosi' imprevedibile e - - clamorosamente bello, - - che neanche il piu' esperto - - stocastico potrebbe sbirciarne - - il minimo indizio. - - Dice. Ma poi si risganascia dalle risate e non so se diceva sul serio. - -
E' calata l'oscurita' nel giro di pochi minuti. Mi hanno detto che illuminate le piramidi sono uno spettacolo. Non ci sono luci ancora. Nella strada si. Lampioni, fanali e insegne.
La piramide di Cheope mi indica ora con lo sguardo la piu' piccolina, che le sta vicino. Vederle entrambe ora, triangoli neri su sfondo blu scuro, richiama geometrie scolastiche, e disegni bambini. Semplicemente.
Oppure, il seno -in prospettiva- di una donna di colore, gigante, distesa qui vicino, con un reggiseno all'ultimo grido.
....Aaaaaaahh!
Ed ora si ricomincia...
Iiiiiiiihhh!..... ^_^
Oppure una chiave, - - posata sul terreno - - appena fuori dal Cairo; una chiave semplice - - per aprire il cielo. Magari lassu' c'e' una serratura che chiude il paradiso, e usando questa chiave tutto il paradiso si riverserebbe dolcemente su tutta la terra.
e' un'idea.
Si dovra' provare.
sabato, maggio 24, 2003
24 Maggio 2003 Ma chi sei? Rayys, alagamb lausemaht!
(…continuo da: 'Ma chi sei? Bulea!).)…Centro linguistico con quadro completo dell'immancabile artistica grande scritta Allah sulla parete, e lezione. Grande lezione, grandissima, importantissima, di italiano. Due studenti. Un uomo sposato e una ragazza sposata. E va bene, meglio che zero. Durante la lezione posso finalmente dimostrare spiritualmente ai miei vecchi insegnanti e professori, che tanto danno hanno portato alla mia crescita, e tanta frustrazione mi hanno provocato col loro fare troppo severo e incacchioso, dicevo posso finalmente prendere la mia rivincita ed essere come avrei voluto loro fossero. Comprensivi, allegri e disponibili. L'uomo sa l'italiano un po' di più della ragazza, e a volte se lei non capisce qualcosa glielo spiega lui in arabo. Va bè, mi dico ogni volta, fate pure… Da ex-svogliato/sfaticato avere il potere della lavagna è una gran conquista! Posso avere sempre la consapevolezza che se loro non capiscono qualcosa non è che sono loro lenti, per il 60/70% o più è causa dell'insegnante. Questioni di motivazioni, e fini. Fine lezione.
Torno al capolinea di el-hegaz, cerco il mio numero 35 e si riparte. Il ritorno è sempre notte. Le insegne dei negozi sono sempre illuminate e ridivento bambino. Da piccolo quando imparavo a leggere e scrivere provavo a leggere le insegne. Dentro l'autobus a Heliopolis faccio la stessa cosa. Sono anche facilitato dato che posso vedere se ho letto bene perché le scritte qualche volta sono ripetute in inglese.
Il bus si riempie, ogni spazio occupabile è occupato da viaggiatori in piedi che guardano con un po' d'invidia quelli seduti… eeeh, il vantaggio di salire al capolinea.
C'è uno seduto che legge il Corano a mezza voce, e la lettura/recitazione diventa come un canto. Il Corano è un libro molto poetico. Non sono capace di leggerlo, ma so che è scritto in modo tale che ogni verso è colmo di rime, assonanze e consonanze. Una volta c'era uno in un microbus che teneva una specie di "lezione" sul Corano, a quattro cinque persone sedute dentro. Era a fianco a me, e solo la musicalità delle parole che diceva, anche se non ci capivo niente, quasi mi stavano convertendo…!
C'è uno che dorme, uno che guarda fuori, uno che lotta per districarsi nel blocco di gente in piedi perché deve scendere, uno che ne approfitta al volo e si siede al suo posto. A fianco a me, sull'altra fila di sedili, c'è una bambina sulle gambe della madre che canta e gioca con lei.
Piazza Ramses di nuovo, che di sera è ancora più chiassosa e luccicante, e il bus, stanco pure lui per tutti quei viaggi, si dirige strombettante verso il capolinea di Tahrir. Ma io scendo prima, scendo a Yssaf, dove prendo la "coincidenza" per Bulea. Mi alzo, mi avvicino al conducente e dico "alagamb lausemaht" (la "h" si pronuncia con un'emissione muta di aria, un'alitata) che vuol dire, "al lato, per favore", che è la "parola d'ordine" per far sapere che devi scendere e deve "rallentare". A volte il microbus per Bulea fa il percorso che costeggia il Nilo. E la sera è ancora più sfavillante. Un corso scuro, e le luci dei bar e delle barche sulle sponde che lo illuminano con colori diversi. E sai che il giorno è diverso, è chiaro e vedi l'acqua, e sai che migliaia di anni fa era uguale, ma non c'erano tutte quelle luci colorate, e le persone che ora sono sparite dalla circolazione prima vivevano sulle sue sponde, preziosa fonte di vita.
Cos'altro faccio al Cairo? Fondo la testa e il vecchio laptop di terza mano. Faccio traduzioni e tengo la corrispondenza cogli amici. E mi sbatto per trovare un altro lavoro…
Alcune sere fa c'è stata una festicciola in casa di amiche italiane. Festicciola discretamente internazionale. Egiziani, e va bene. Qualche tedesco, uno spagnolo; fine Europa. Due ragazzi della Malesia… non sapevo che anche la Malesia fosse una nazione musulmana, infatti loro erano venuti per studiare l'arabo anche perché volevano imparare a leggere il Corano. Una giapponese, molto simpatica, e un indiano che però non ho avuto l'occasione di conoscere.
Quando sono arrivato un ragazzo e una ragazza egiziani musulmani mi si sono presentati, ho dato la mano al ragazzo, poi ho fatto il gesto di darla anche a lei per presentarmi ma… ehm, come dire, ha fatto come per salutarmi con le due mani ad altezza di grembo a voler dire, 'no grazie'… un'attimo di titubanza e in quel mentre passava Manuela, una delle 'padroni di casa' che avendo vista la scena mi ha detto come niente fosse "è fondamentalista"… ok, mi dico. Poi parlo con loro tranquillamente. Lui non sa parlare inglese molto bene, dunque parlo un po' più con lei, che indossava naturalmente l'hijab, e un tradizionale vestito fino ai piedi. Molto simpatica devo dire, ed era molto curiosa e mi chiedeva molte cose.
E di giorno Il Cairo ride, e suda dal caldo ora E di sera Il Cairo grida e ride, che fa più fresco E ride affettuosamente degli occidentali Che ci mettiamo un po' per capire come funziona qui E ogni volta rimaniamo impantanati In gap culturali Nuovi Ma è un piacere riempirli E ridere poi insieme a loro.
mercoledì, maggio 21, 2003
20 maggio 2003 al eskandareeeeeeya! (Alessandria d'Egitto)
'Al' è l'articolo… eskandrya, eskandareya, iskandria, iskandreya, eskandreya, iskandarya, alexandria, alessandria, chiamatela come volete. E' una città spettacolare, abituati alla confusione e alla sovrappopolazione del cairo, in alessandria sembra di respirare aria nuova (e infatti non è inquinata come la capitale) e ti si aprono ampi spazi davanti. Ricorda vagamente le nostre città sul mare, ma gli abitanti sono tutti africani (ma dai..?), le donne portano l'irrinunciabile velo sui capelli e gli sheikh gridano dagli altoparlanti delle moschee tre volte al giorno come al cairo.
La città funziona come una specie di oasi turistica/monetaria. Il centro è ricchissimo ed elegantissimo, con alti e imponenti edifici piacevoli da vedere, giardini, vegetazione, prati molto curati. Se ci si dirige fuori dal centro la vista non è molto differente dalle zone povere del cairo.
Col microbus/10 poundegiziani, in autostrada si è attraversato il deserto, intervallato da piccoli agglomerati e da simil/autogrill. Ma non è il deserto come ci si aspetta, la sabbia è molto compatta e sembra di più terra. A volte apparivano boschetti di palme come non li ho mai visti prima.
Un appassionato di architettura andrebbe in brodo di giuggiole ad alessandria... sotto tale punto di vista è 'sconcertante'... da quasi/profano mi sono limitato ad osservare e convenire che chi ha costruito quegli edifici, quelle colonne ecc... sapeva veramente il fatto suo.
Siori in carrozza! Siori in carrozza!
Ho questa idea del tram, come il trenino del plastico o quello del luna park... viaggi dentro la città e la puoi vedere tutta come un gioco, un divertimento. Il tram che passa nel bel mezzo di un mercato all'aperto... cose direttamente dai campi... frutta, verdura ecc... alcune donne che vendevano insalata aveva la loro postazione nello spazio che c'è fra i due binari di opposta direzione del tram... spazio di non più di un metro, un metro e mezzo... per cui la loro partecipazione al mercato a volte era intermittente... quando passavano i due tram contemporaneamente. Nel passare, il mio tram si è fermato, ed ho visto una delle donne che aveva appeso al collo un sacchetto con un buco in alto, contenente acqua... di tanto in tanto prendeva il sacchetto, e versava un po' d'acqua sulla sua poca insalata che metteva in vendita, per evitare si seccasse al sole. In piedi in attesa di scendere dal tram, sento che qualcuno tocca lo zainetto che ho alle spalle. Una signora seduta, con l'hijab a velarle i capelli, si era preoccupata per me e mi aveva maternamente chiuso la cerniera della tasca dello zainetto.
Un velo si squarcia, un limite viene valicato, un muro viene abbattuto.
Ad Alessandria mi è successo quello che al Cairo non mi era mai successo... mi ha rivolto la parola una donna col velo anche sul viso. Ero in cerca d'informazioni di direzione, e volevo chiedere a qualcuno di cui potessi fidarmi... scruta che ti scruta, ho individuato un venditore di corani e testi sacri davanti una moschea. Mi sono avvicinato… il caso ha voluto che l'informazione riguardasse una fermata del tram che si trovava vicino ad una 'chiesa' -santa caterina-, per andare alle scuole dei 'salesiani di Don Bosco' -per vedere se potevo insegnare italiano da loro a settembre-… ci ho pensato dopo, per fortuna non erano 'fondamentalisti', e infatti sono stati molto gentili. Nel tentativo di aiutarmi fornendomi direzioni per raggiungere la fermata vicino alla chiesa, si è intromessa una donna col velo sul viso. Dentro di me ho sentito qualcosa di strano: il rivolgermi a lei mi ha fatto sentire dentro come se un muro fosse abbattuto e caduto al suolo con fragore; pensavo che nessuna col velo coperto mi avrebbe mai rivolto la parola. Ho avuto come la visione delle parole filtrare dal velo, come vapore caldo dalla bocca quando d'inverno si ha una sciarpa o un passamontagna. Non sapevo dove guardare, perché di solito quando parlo con qualcuno guardo un punto del viso fra il naso e lo zigomo: sono stato costretto a guardarla negli occhi. Ma sono stati brevi istanti perché ero alquanto imbarazzato. Parlava solo in arabo, ma da quando sono qui ho imparato a comprendere la lingua senza conoscerla. Alla fine il venditore mi accompagnato per un pezzo di strada e mi dice… in quella direzione. Ok.
Semiotica avanzata.. dal giorno prima.
Non ho imparato l'arabo, ma sto imparando a capire una lingua di cui non conosco regole grammaticali, verbi e vocaboli. Una lingua umana. Si può capire cosa dice una persona dai gesti, dall'intonazione della voce, dall'espressione del viso. Si deve avere un profondo rispetto e un cuore appassionato della diversità da te stesso e dalla tua cultura/tradizione. Aver sviluppato nel tempo una conoscenza delle profondità dell'animo delle persone. Non son in grado di far tutto ciò.. ma ci si prova.
Mare, passeggiata a piedi nudi sulla sabbia e nell'acqua, gruppo di ragazzini che si avvicinano e ti costringono a cantare canzoni arabe e già che ci stanno ti chiedono pure 'uan dollar' - non tengo dollar, sorry -.
Ritorno, treno, vagone seconda classe, ampio spazioso, sedile reclinabile, occhi che si chiudono per la stanchezza, ma non vi potete chiudere, siamo in Africa e dovete vedere tutto, non possiamo lasciarci sfuggire niente, sguardo desideroso di assorbire quanto più possibile. Il tragitto è differente da quello fatto col microbus all'andata. Lotta sonno-paesaggio, paesaggio-sonno, ha vinto il paesaggio… 3 a 1. Volete sapere com'è il paesaggio dal treno, da Alessandria al Cairo? …non vi dico niente… venite a vederlo coi vostri occhi.
(nota ai lettori fedeli -se ce ne sono- ..: in questi giorni aggiornerò il diario un po' più frequentemente di prima. Ma allora ci siete veramente…? Altra nota per voi: grazie di leggere)
giovedì, maggio 15, 2003
15 maggio 2003 Ma chi sei? Bulea!
Bè sì, infatti avete ragione… si tratta di un diario e non ho ancora mai parlato di me. Well… ho sempre parlato di me perché le cose che ho scritto sono passate attraverso i miei occhi le mie orecchie le mie narici il mio cuore. Ma io che ci faccio qui? Cerco la mia strada, ma è difficile trovare qualcuno che ti dia le indicazioni giuste. Nel mondo succede un po' come succede qui al Cairo, quando chiede un'indicazione; anche se non lo sanno, ti indicano comunque una indicazione a caso - a costo di mandarti nella direzione opposta, nessuno vuol darti l'impressione che non sa, o che non è in grado di risponderti. Poi ti abitui al fatto che l'indicazione può essere errata e rinunci alla ricerca. Mai fare una cosa del genere, se la cosa ricercata potrebbe metterti pace nel cuore una volta trovata. Si continua comunque la ricerca, che sia qualcun altro a indicarti la via o che debba trovarla tu stesso.
Mercoledì e Sabato. Vado a insegnare italiano in un centro linguistico che si trova a Heliopolis - è a metà strada fra lavoro vero e proprio e volontariato, perché con quel che guadagno in un mese ci tiro avanti si e no due settimane (per il resto, santa famiglia provvede.. per ora.. ma nn po' durar 'sta 'osa). La lezione inizia alle sei di sera ed esco di casa alle 4 e 20/25. Heliopolis si trova sempre al Cairo, ma considerando distanza e traffico ci vuole un'oretta e mezza. I miei piedi calcano ben quattro capolinea. Bulea è quello del microbus/30 piastre che mi porta fino al capolinea di Yssaf. Passo la zona ricca di Mohandissin, Piazza della Sfinge, e salgo sul ponte che attraversa il Nilo, prima un braccio stretto, poi il corso ampio… e lì sono sospiri ogni volta perché il Fiume va a muovere alcune cose dentro al cuore che riportano alla mente un viso dal colore diverso dal mio e un ridere armonioso di ragazza lontana. Ma lasciamo perdere. Nel superare il fiume, edifici alti e imponenti, che cozzano con la povertà della zona in cui passeremo dopo, e che mi portano sempre a rivolgermi a Dio per le mie solite domande e per vedere se tante volte volesse riprendere la conversazione, in materia di 'strada giusta' e anche di movimenti 'cardiaco-fluviali' di cui sopra… ^_^ Poi le zone che più amo, dove c'è gente comune, non negozi all'apparenza belli e alla sostanza rapaci, ma negozi all'apparenza veri e alla sostanza veri, che mettono in vendita cose necessarie. Ed eccomi a Yssaf. Scendo, uno dietro di me vuol sbrigarsi a scendere e vedendo la mia titubanza mi mette una mano sulla spalla e mi invita paternamente a scende. Devo raggiungere ora il capolinea di Tahrir. Passo sconsolato davanti al consolato, la sezione culturale italiana, dove avrei potuto insegnare se mi avrebbero preso, ma tutto sommato sono contento di insegnare a qualcuno che non vuol spendere troppi soldi. E poi mi perderei tutto il tragitto che mi aspetta adesso per arrivare a. Il bus/50 piastre che devo prendere ora è il 35 o il 27. In numeri "arabi" il tre è come un sette (7) che nella sezione orizzontale ha due archetti invece del segmento dritto, e il 5 è come uno zero leggermente più piccolo; …o il 27… il due "arabo" è come un tre "arabo" ma ha un solo archetto invece che due, e il sette "arabo" è uguale a una V. Ho messo "arabo" fra virgolette perché la cosa buffa è che noi che abbiamo i numeri romani, usiamo i numeri arabi, invece gli arabi hanno i numeri indiani…. Eh! L'erba del vicino è sempre più verde? Forse bisognerebbe chiederlo al vicino di bob marley…. Uno di questi due bus è le mie ruote dal capolinea di Tahrir al capolinea di El Hegaz in Heliopolis. Ok, passa il 35 barrato, va benissimo, faccio cenno all'autista il quale rallenta un po' e… hop! Sono su. Normalmente non si trovano occidentali nei bus, preferiscono prendere il taxi che anche se costa di più resta sempre economico per la tasca dell'antico colonizzatore. La prima parte del tragitto ci porta a piazza Ramses, dove ci sono colori suoni grida e tutto quanto possa sconcertare e affascinare. Si viaggia con le ruote e io viaggio con la mente, sempre. Se non penso a niente mi do dello stupido e mi dico che sto perdendo tempo e mi costringo a pensare a qualcosa, se penso a qualcosa mi do dell'apprensivo e mi dico basta pensare, per un po' devo riposare la mente, se mi accorgo di queste 'lievi' idiosincrasie interiori mi do del buffone e mi metto a ridere. Eccoci qua, nei presso di el hegaz, dovremmo essere quasi arrivati. Vediamo l'ora? Eeeeeh! Ho ben 25 minuti di anticipo, bella storia. Ho il tempo per andarmi a bere un 'assir khasab, ovvero del succo di canna da zucchero/30 piastre, il più economico e il migliore. Hanno le canne da zucchero nel 'succhificio', le infilano in una macchina che piano piano le succhifica e il liquido esce da un buco sotto. Fresco fresco, appena fatto. Molto dolce e ristoratore, dal profumo dell'erba di prato battuta dal sole, per cui ti sembra quasi di bere erba di prato dolce. Centro linguistico con quadro con l'immancabile artistica grande scritta Allah sulla parete, e lezione. (->…continua.)
venerdì, maggio 09, 2003
9 maggio 2003 Hijab
Fa un caldo allucinante, ma questo velo non lo tolgo. È segno di serietà e rispetto ricevo dagli uomini. Abbiamo fatto gli allenamenti di pallavolo ieri, sì sotto il sole il velo copre dai raggi, e l'abitudine fa sì che non ci faccia ormai più caso.
Ho parlato con un mio amico straniero, mi ha detto che preferirebbe sposare una ragazza che indossi il velo, piuttosto che una senza. Dice che gli darebbe più motivo di fiducia, perché sa che l'hijab è simbolo di una cultura alle spalle, legata a filo multiplo con la fedeltà. È un buon esercizio spirituale infatti, mettere ogni giorno un velo che copra i capelli, sapendo che così facendo si diminuiscono in qualche modo gli altrui movimenti ormonali istintivi. E sapendo che soltanto il proprio marito potrà bearsi della visione della moglie senza velo.
Chissà se ha voluto con questo mandarmi un qualche messaggio particolare? Ad ogni modo sa benissimo che sono musulmana, e alle ragazze musulmane l'islam vieta categoricamente il matrimonio con ragazzi non musulmani. Magari se si converte potrà deliziarsi di una compagna velata per tutta la vita.
Quando la testa sbatte sul duro, tutto rimbomba indistintamente.
Mi piace davvero quella ragazza. Urka però, non sapevo che alle ragazze musulmane non è permesso sposare ragazzi non musulmani. Aspetta… lo sapevo, ma non sapevo che la cosa avesse dei contorni così 'solenni'.
Mi piace la diligenza con cui non dimentica mai di mettere il velo, e il gusto con cui sceglie colori diversi, intonati col vestito.
Ma la situazione è intricata. Se la ragazza è musulmana, 90 percento è perché la sua famiglia lo è, e se infrangesse la sacra regola di maritare un uomo della stessa religione, piangerebbero tutti per il resto dell'esistenza, e non è detto che riconoscano più come figlia la propria figlia. Per di più, l'islam considera automaticamente non più musulmana, ovvero 'apostata', qualsiasi donna che sposi un non musulmano. Ed alcuni estremisti sono davvero severi con chi abbandona l'islam anche indirettamente.
Invece un uomo può sposare una donna non musulmana: è per la famiglia, i figli: se il padre è musulmano i figli seguiranno la religione del padre. Questo è uno degli insegnamenti dell'islam, e forse ha le sue radici nelle tradizioni centenarie/millenarie.
Ci sarebbe l'opzione 'finta conversione' con tanto di carta firmata che attesta il passaggio all'islam, in seguito a dichiarazione orale di fede, ma non è molto corretta come opzione, se la conversione non è sincera… Magari in casi estremi…: amore annientante? Amore inarrestabile? Non vedo altri casi estremi. Certo però, chi se l'aspettava che le ragazze col velo fossero off-limit?
Limiti e prescrizioni
Sono un cristiano copto. Siamo una minoranza qui in Egitto, sono quasi tutti musulmani, ma non siamo discriminati. Abbiamo ospedali tutti nostri, i nostri luoghi di culto, e la religione precedente all'islam era la nostra. Nella nostra religione, nessun uomo può sposare una donna non copta, e nessuna donna può sposare un uomo non copto.
Io invece sono un cristiano evangelico. Non è che noi ce la passiamo molto meglio. Infatti è vivamente sconsigliato sposare una persona che non sia evangelica, sarebbe una sorta di peccato. Non è che viene a dirti niente nessuno se sposi una persona non della tua stessa religione, però, come dire, passi il tempo a sperare che lo sposo o la sposa si converta, gli altri fratelli della chiesa te lo fanno pesare un po', e a volte il pastore fa una predica sullo sposare la persona giusta eccetera. È una specie di terrorismo spirituale. Anche in questo caso è per la famiglia. Per decidere lo stampo che bisogna dare all'educazione dei figli, quale sfumatura di religione far loro seguire, eccetera. In generale anche la vita di coppia ne guadagna se i due sposini si mettono d'accordo in anticipo in tutte quante le cose.
Dall'alto dei cieli…
Ma se proprio dovete ascoltare Me, Io veramente all'inizio avevo detto andate e moltiplicatevi…
mercoledì, maggio 07, 2003
23 aprile 2003
Occhi
Non vedete che i miei occhi. Sì, alcuni dicono che è per la mia religione, e infatti è vero. No, non è carnevale. Non prendetemi in giro. Posso vedere e non essere vista. Un uomo qui normalmente non può farlo. Ho un corpo, un sorriso nelle labbra, magari sono anche bella, ma voi non potete vedere neanche le mie mani, perché indosso i guanti anche se fa caldo. Vedo tutto di voi, i vostri sorrisi, l'espressione incuriosita con cui guardate una persona completamente velata, e posso figurarmi anche il disagio che possiate provare se v'immaginate al mio posto. È la mia cultura, e le sono fedele. Vi sembrano buffi gli occhiali che indosso? No, no è per schermare anche l'unica parte che potrebbe stare a diretto contatto con l'aria… è che anch'io studio, e mi piace leggere.
Leua! Leua! Leua! Leua!
Bene, la donna col viso velato è scesa, dunque c'è un posto libero nel microbus e devo ricominciare a gridare la nostra destinazione…. "Lewa! Lewa! Lewa!" Alcuni amici della mia età vanno già a scuola, ma noi non abbiamo soldi abbastanza. "Lewa! Lewa!" Mi hanno detto che intanto è qualcosa se posso guadagnare soldi gridando per le persone che aspettano ai bordi delle strade. Loro sentono dove siamo diretti e decidono se la loro destinazione è sulla strada; con un cenno, un gesto, mi fanno capire che vogliono salire, così do un colpo alla carrozzeria del microbus e l'autista rallenta (raramente si ferma del tutto: solo se devono salire molte persone, o una persona anziana o una donna). "Lewa! Lewa! Lewa?" O, bene, questo è salito, mi riposo un po'. Il microbus non ha tempo per fermarsi ogni volta, per questo se una persona sentendo quel che dico fa cenno di fermarsi ci fermiamo, senno' tiriamo avanti. A volte mi chiedo, ma perché diamine devo stare qui a gridare, a parte che dopo un po' mi rompo le scatole… e poi me ne vorrei andare a fare altre cose. Ok, ci sono anche tanti adulti che fanno lo stesso lavoro, e sembrano convinti di quello che gridano. Magari è quanto vorrò fare da grande, dire agli altri ad alta voce la direzione in cui sto andando, ma non da un microbus. Mi vedo già, magari presidente, dire agli altri quello che ritengo più importante… per esempio che non dovrebbero far fare questo lavoro ai bambini come me…… farmi fare qualcosa di più variato e divertente. Però un po' mi piace stare sulla portiera aperta del microbus, mi prendo tutta l'aria e sento la velocità fin nelle ossa, gridando Lewa! Lewa! Lewa!
Tram
E sì, devo dire che sono abbastanza sporco, ma cosa volete, mi piace giocare, e coi miei amici non è che stiamo tanto a guardare le sottigliezze. Se un posto è divertente e da' tanti spunti di divertimento non ci frega niente se è zozzo. Questa si che è vita! Ci possiamo intrufolare nei passaggi a pagamento per la metropolitana e nessuno ci dice niente e andiamo dove ci pare. Aspettate un attimo… sta arrivando il tram… hop! Un salto e siamo su. Io e Khaled ci siamo seduti nella parte esterna posteriore del tram. Vediamo i binari e la terra correre veloci sotto di noi, e vediamo per intero il paesaggio all'aria aperta e cambia così velocemente… Chissà dove va così tanta gente, quante cose avranno da fare. E non mi spiego perché nessuno dei grandi si sieda mai in queste parti del tram… si perdono tutto il gusto! E non è l'unica cosa che non capisco di tutta questa gente alta. Ma non ho tempo ora per pensarci. "Dai salta su che andiamo al campo di Alì!!". Bene, è salito anche Mahmud, ora siamo in tre. Guarda guarda! Guarda quello com'è vestito! Sembra una statua di quelle che si vedono in Piazza Talaat Harb o in Piazza Taharir - un pezzo unico… chissà come farà a camminare, e se avrà di bronzo anche il cuore, oltre che l'espressione…
15 Aprile 2003 Crocevia
Il Cairo, come tutte le grandi città e importanti, richiama genti dalle nazionalità più disparate. Escludendo i turisti, si viene per studiare arabo, per vacanza, per scelta di vita, per lavoro, per studio della società egiziana e per altri motivi. Persone soprattutto che amano viaggiare. Le amicizie sono molto particolari, perché in ogni periodo c'è sempre qualcuno che parte, che se ne và.
È un incontro di culture, sotto la supervisione della cultura dominante.
Cosa c'è dove vivono tante tante persone?
L'Egitto sconvolge il tuo modo di pensare che avevi prima di arrivare. Dimentica tutto, non tenere conto di cosa vedevi e credevi quando eri altrove. L'Egitto è qualcos'altro. È Africa, ma non è la "classica" Africa. È mondo arabo, ma si sta in Africa. Sfugge ad ogni tentativo di etichettamento. Quando credi che hai capito come classificare questa nazione, ti accorgi subito che ti sbagliavi, e sei costretto a rivedere le tue considerazioni.
Un amico musulmano egiziano mi ha chiesto, ma in Italia si può incontrare una ragazza la prima volta e subito la sera stessa fare sesso? Sì. E anche se lei ha il ragazzo? Può succedere. Loro danno una grande importanza alla verginità, non sposano una ragazza che non sia vergine. Allora in Italia, per essere sicuro, dovrei sposare una bambina piccola… ha scherzato. Non mi sono vergognato della cultura italiana, ma tutto ciò fa pensare.
C'è un po' di tutto, e anche un po' di te.
È un grande calderone, in cui puoi vivere per anni e scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, e quello che hai visto ieri può essere completamente diverso da quello che hai visto oggi. È imprevedibile. Non sai chi puoi incontrare, e come può andare a finire la giornata, le persone con le quali ti troverai, i discorsi che farai, le cose che direte. Quando arriva la sera il tempo diventa un optional. Abituati a vivere di notte, causa il caldo battente del giorno, molti negozi possono rimanere aperti fino alle 3, le 4 di notte. E c'è gente nelle strade a qualsiasi ora.
E c'è una guerriera, fiera e possente. L'ultimo baluardo che ancora resiste in difesa dei più deboli. Di chi non ha la forza o il potere di difendersi da sé. Di chi non può venirti a dire che ha dei problemi, e non può chiederti aiuto. Ha un rifugio di animali a Maadi, Suzy, un po' greca un po' egiziana, dove ospita 7 gatti che ha curato e un cane zoppo. Non ha spazio per tenerne di più. Non ha sostegni per ingrandire il rifugio. Il governo non le viene incontro entusiasticamente. Vi sono altri rifugi o "hotel" per animali a Il Cairo, sono per animali che non hanno problemi. Persone che staranno lontano per un po' di tempo e non vogliono lasciare solo il loro gatto o cagnolino… e anche questo è buono, è meglio di niente. Altri che ospitavano e curavano animali randagi hanno già rinunciato, e qualcun altro si da' da fare saltuariamente. Suzy manda avanti il suo rifugio insieme a un'amica e con sforzi personali, e ospitando per un po' di tempo animali già sistemati. Non può sapere quanto resisterà, perché la lotta è dura, e la città è immensa.
Aiutati che Dio t'aiuta, dice l'adagio, e i Cranberries rispondono, "e chi aiuta quelli che non possono aiutarsi da sé?"
Un mare, un fiume.
Razze e culture diverse Affluiscono nella Città La spuma formata Dall'incontro delle onde di cultura È ogni volta qualcosa Di nuovo di zecca
5 Aprile 2003 Angolo a 40 gradi
Ebbene sì, in questo angolo di mondo, ieri c'erano 40 gradi. Sembra di stare stretti, in un angolo a 40 gradi. Ma è perché non ci si è abituati. L'altro giorno faceva freschino, poi di botto il caldo. Lo senti negli occhi, il calore ti sfiora le palpebre. Riesci a sentire ogni movimento del corpo mentre cammini, come se nuotassi. Proprio qualche giorno fa mi chiedevo cosa ci fosse di "africano" al Cairo, sembra più una città araba, con le moschee, i bazar… ecco cosa c'è: il caldo. E gli alberi irregolari nelle vie, non precisi e asettici come e nelle vie occidentali… sembrano un po' più naturali qui.
Un mondo scosso dal martello dell'insolenza.
Serpeggia il timore, fra gli egiziani, che dopo l'Iraq, l'America voglia attaccare gli stati arabi e poi anche l'Egitto. Più di un paio di egiziani me lo ha confessato. Eppure si può dire che Il Cairo è mezza inglese/americana… linguisticamente parlando… le insegne nei negozi sono quasi tutte in arabo e inglese, alcune addirittura solo in caratteri occidentali. Quasi ovunque si incontrano persone che sanno parlare inglese La cosa fa pensare a quanto sia irrazionale l'attuale stato di conflitto, se spinge persino uno stato così tranquillo e ingleseparlante come l'Egitto a temere un attacco. Sono sicuro e voglio credere che siano timori infondati.
Sono discretamente parlati anche italiano e francese… ieri ho scambiato due parole in francese con un signore che prepara i panini al kebab -che qui si chiamano "shawerma meat sandwich"- e dice che di mattina fa l'insegnante di matematica… lavora in una "paninoteca" all'aperto vicino al nostro appartamento, e quando passo ci salutiamo in francese… un po' per darci le arie (che con tutto questo caldo ci stanno pure bene...)… un po' per variare dai soliti inglese e arabo per lui, inglese e italiano per me, e un po' come accenno di ribellione all'onnipotenza linguistica inglese.
Un mondo riscaldato dal calore delle persone che senza mai pretendere niente in cambio si prendono cura vicendevolmente.
Basta poco per uscire dalle zone "occidentali" del Cairo… basta avventurarsi nella traversa di una strada di negozi dai colori plastificati, o attraversare il ponticello dei binari del treno. Allora la tua rètina s'impregna dello spettacolo dei colori naturali delle vesti dei fruttivendoli e della loro merce. C'è uno spiazzo aperto, al di là dei binari del treno; scendendo dalle scale del ponte lo puoi vedere dall'alto. La tavolozza non utilizzata di un pittore, perché è già un'opera d'arte di per sé. Il rosso delle fragole ammucchiate a voler ricreare la forma della piramide, ma quelle non tengono ed è più una montagnetta regolare. Il verde dei rotondi meloni, di due dimensioni, grandi come arance e grandi come palle da bowling, anch'essi disposti a forma di piramide, per questioni anche di comodità, sul carretto trascinato lì spesso da un somaro: c'è più visibilità e in uno spazio piccolo ce ne stanno di più. Il giallo delle banane, questa volta però niente piramide… impossibile… ma l'arte non si spaventa, e vengono allora appese su strutture di metallo improvvisate, a ricreare la loro atavica posizione sugli alberi. La cosa straordinaria è che, nella vita di tutti i giorni, questi venditori riescono a rendere l'arte utile… appendere così le banane non le fa "acciaccare", per esempio. L'arancione delle arance e dei mandarini, che nei carrettini vicini dello stesso fruttivendolo ricreano le due piramidi che stanno a Giza: la grande di Cheope, e quella più piccola che le sta affianco… alcuni strafanno, e vicino mettono un'altra piramidina di mandarini, che rappresenta la terza piramide più lontana. Hanno vesti lunghe, fino ai piedi… bianche, verdi scure, marroni. Alcuni vestono abiti occidentali, jeans e camicia. I bambini riempiono quasi tutti gli spazi e puoi trovarli ovunque. Le donne hanno vesti nere principalmente, con il velo sui capelli. Rispetto agli uomini le loro vesti hanno più colori, e molte hanno sia veste che velo, bianchi. La presenza di molte persone con vesti bianche, lunghe fino ai piedi, da' l'impressione che forse qualche angelo ha deciso di scendere giù, e capire la situazione da più vicino.
"Quando viene la notte, e la terra è scura, e la luna è l'unica luce che vediamo, no, non avrò paura, finché mi sei vicina"
Su "Stand by Me" (film tratto da una storia di Stephen King), i ragazzini giocavano a "scansatreno", invece qui, quasi tutti, giocano a scansamacchina, a scansabus, a scansamicrobus, a scansamoto e a scansataxi (qualcuno anche a scansafatiche… ma è un tipo di gioco diverso…) Le strisce pedonali ci sono a puro scopo ornamentale. Nessuno le prende sul serio, causando gravi problemi alla loro personalità. Puoi attraversare la strada dove e quando vuoi, nessuna regola. Di solito chi guida presta un volume di attenzione ai pedoni inversamente proporzionale al volume della fretta. Prima di attraversare devi capire i vari livelli di fretta e calcolare la probabilità di riuscita nell'attraversamento, in base all'incedere delle macchina e all'espressione degli autisti. Nelle strade molto larghe la cosa si fa un po' più difficile, perché a queste cose devi aggiungere la direzione della vettura, considerare il grado dell'angolo formato dalla linea della sua direzione e dalla linea del bordo della strada, e se avrai lo spazio, nell'eventualità, d'infilarti in uno spicchio sicuro della strada con un colpo di reni. Lo sport diventa più emozionante quando ti trovi in mezzo alla strada, senza possibilità contingente di terminare la traversata, con bolidi che sfrecciano allegri intorno a te. Un gioco dunque dove vengono messe alla prova le tue abilità matematiche, la preparazione atletica e il sangue freddo.
Che con tutto questo caldo ci sta pure bene…
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"Credo che sia una buona idea per tutti noi, mollare tutto e
dedicare le nostre vite affinché ciò finisca. Bisogna che finisca. Non era questo che avevo chiesto quando sono entrata in questo mondo.
Non era questo che la gente qui chiedeva quando è entrata nel mondo."
(Rachel Corrie)
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